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Strategia

Video per Istituzioni Culturali: Come Musei e Fondazioni Stanno Ripensando la Comunicazione Visiva

20 maggio 2025David Carminati3 min di lettura

C'è una trasformazione silenziosa in corso nella comunicazione dei musei italiani e del terzo settore culturale. Non riguarda le collezioni, non riguarda i biglietti, non riguarda le audio guide. Riguarda il modo in cui le istituzioni culturali parlano al pubblico prima che il pubblico varchi la porta.

Per decenni, la comunicazione museale si è retta su tre pilastri: la cartolina, il comunicato stampa e la locandina. Tre strumenti costruiti per un mondo in cui il visitatore cercava attivamente informazioni. Oggi funziona al contrario: sei tu che devi trovare il visitatore, nel mezzo del suo scroll, in competizione con tutto il resto.

Il problema del «è ovviamente interessante»

Il difetto più comune nella comunicazione delle istituzioni culturali italiane è l'assunzione implicita che il valore culturale di una mostra parli da solo. Lo è. Ma su Instagram hai tre secondi per dimostrarlo a qualcuno che non lo sa ancora. È qui che entrano in gioco i contenuti social ricorrenti.

Cosa funziona davvero sui social per i musei

I contenuti che performano meglio per le istituzioni culturali non sono quelli che mostrano le opere — sono quelli che mostrano le persone intorno alle opere. Il curatore che spiega una scelta allestiva inaspettata. Il restauratore che lavora su un dettaglio microscopico. Il momento in cui le casse vengono aperte e i prestiti internazionali vengono alla luce per la prima volta.

Questi contenuti funzionano perché rispondono a una domanda che il pubblico non sa di avere: cosa c'è dietro? E quella domanda, una volta sollevata, trascina le persone fisicamente in museo. Lo abbiamo visto coi nostri occhi nel progetto Tarocchi all'Accademia Carrara.

Il timelapse di allestimento come strumento di lancio

Uno degli asset più efficaci che abbiamo prodotto per istituzioni museali è il timelapse dell'allestimento. In 60-90 secondi, trasforma settimane di lavoro invisibile in uno spettacolo visivo che racconta competenza, cura, scala. Funziona sui social perché è ipnotico. Funziona nella comunicazione istituzionale perché documenta un processo che normalmente nessuno vede.

Il lancio di una mostra non inizia il giorno dell'apertura. Inizia settimane prima, nel momento in cui i primi pannelli vengono posizionati e le prime opere vengono installate. Quel momento è contenuto. Quel contenuto è opportunità.

Le interviste come parte dell'esperienza

C'è una tendenza crescente, tra le istituzioni culturali più avanzate, a usare le interviste video non solo per la comunicazione esterna ma come parte integrante dell'esperienza espositiva. Schermi all'interno della mostra che mostrano il curatore parlare di un'opera specifica. QR code che rimandano a video di approfondimento. Contenuti digitali che estendono la visita oltre le pareti fisiche del museo.

Questo approccio richiede una produzione pensata fin dall'inizio in modo integrato — non un video fatto dopo, ma una strategia visiva che nasce insieme alla mostra.